Approfondimenti
Da 5% a 1%: la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025)
La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, commi 8-9) ha ridotto l'imposta sostitutiva dal 5% all'1% per i premi di risultato legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione. L'imposta sostitutiva sostituisce IRPEF e addizionali regionali/comunali — il contributo INPS del 9,19% resta invariato.
Tetto alzato da 3.000 € a 5.000 €
Il tetto del premio agevolabile sale da 3.000 € a 5.000 € lordi annui. La parte eccedente i 5.000 € viene tassata con IRPEF ordinaria (23-43%). Per le aziende con coinvolgimento paritetico dei lavoratori, il limite resta separato (fino a 800 € aggiuntivi con INPS azzerato).
Requisiti: accordo depositato e reddito ≤ 80.000 €
Per accedere all'1%, servono tre condizioni: (1) il premio deve essere previsto da un accordo collettivo di secondo livello (aziendale o territoriale); (2) l'accordo deve essere depositato entro 30 giorni dalla sottoscrizione; (3) il reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente non deve superare 80.000 €. I dipendenti pubblici sono esclusi.
INPS sul premio: il 9,19% c'è sempre
Indipendentemente dal regime fiscale scelto (1% agevolata, IRPEF ordinaria o welfare), il contributo INPS del 9,19% a carico del lavoratore viene sempre trattenuto sul premio lordo. L'unica eccezione è il coinvolgimento paritetico: sui primi 800 € l'INPS scende a zero.
Imposta sostitutiva 1% vs IRPEF ordinaria
Con l'imposta sostitutiva all'1%, il calcolo è semplice: si sottrae l'INPS (9,19%), poi si applica l'1% sull'imponibile residuo. Con l'IRPEF ordinaria, il premio si somma al reddito complessivo e viene tassato all'aliquota marginale (23%-43%) più addizionali. Il vantaggio dell'1%: il premio non entra nel reddito complessivo, non fa perdere detrazioni, cuneo fiscale né trattamento integrativo.
Conversione in welfare: zero tasse, zero contributi
Se il CCNL o l'accordo aziendale lo prevede, il lavoratore può convertire il premio in welfare aziendale (buoni pasto, asilo nido, fondo pensione, sanità integrativa). Il welfare è esente al 100% da tasse e contributi: su 3.000 € lordi, il welfare dà 3.000 € in servizi, il denaro con l'1% dà circa 2.697 € netti. La scelta è irreversibile e conviene solo se useresti comunque quei servizi.
La tabella mostra il premio netto con imposta sostitutiva dell'1% (L. 199/2025) confrontato con l'IRPEF ordinaria a diverse aliquote. INPS al 9,19%.
| Premio lordo | INPS | Netto 1% | Netto IRPEF 23% | Netto IRPEF 33% | Netto IRPEF 43% |
|---|---|---|---|---|---|
| 500 € | 46 € | 450 € | 350 € | 304 € | 259 € |
| 1000 € | 92 € | 899 € | 699 € | 608 € | 518 € |
| 1500 € | 138 € | 1349 € | 1049 € | 913 € | 776 € |
| 2000 € | 184 € | 1798 € | 1398 € | 1217 € | 1035 € |
| 3000 € | 276 € | 2697 € | 2098 € | 1825 € | 1553 € |
| 4000 € | 368 € | 3596 € | 2797 € | 2434 € | 2070 € |
| 5000 € | 460 € | 4495 € | 3496 € | 3042 € | 2588 € |
| 7500 € | 689 € | 6016 € | 5244 € | 4563 € | 3882 € |
| 10.000 € | 919 € | 7537 € | 6992 € | 6084 € | 5176 € |
Per premi oltre 5.000 €, la parte eccedente è tassata con IRPEF ordinaria (calcolata al 33% nella tabella).
| Premio lordo | Risparmio vs 23% | Risparmio vs 33% | Risparmio vs 43% |
|---|---|---|---|
| 1000 € | +200 € | +291 € | +381 € |
| 2000 € | +400 € | +581 € | +763 € |
| 3000 € | +599 € | +872 € | +1144 € |
| 5000 € | +999 € | +1453 € | +1907 € |
Nel 2025 l'aliquota era al 5% con tetto di 3.000 €. Nel 2026 scende all'1% con tetto di 5.000 €.
| Premio lordo | Netto 2025 (5%) | Netto 2026 (1%) | Vantaggio 2026 |
|---|---|---|---|
| 1000 € | 863 € | 899 € | +36 € |
| 2000 € | 1725 € | 1798 € | +73 € |
| 3000 € | 2588 € | 2697 € | +109 € |
| 5000 € | — | 4495 € | Tetto alzato a 5.000 € |
Il welfare aziendale è esente da tasse e contributi (100% in servizi). Con l'1% del 2026 il vantaggio si riduce — ma se usi i servizi, il welfare resta conveniente.
| Premio | Denaro (1%) | Welfare (0%) | Differenza |
|---|---|---|---|
| 1000 € | 899 € | 1000 € | 101 € in servizi |
| 2000 € | 1798 € | 2000 € | 202 € in servizi |
| 3000 € | 2697 € | 3000 € | 303 € in servizi |
| 5000 € | 4495 € | 5000 € | 505 € in servizi |
La scelta welfare è irreversibile. Conviene solo se useresti comunque quei servizi.
Quando conviene il welfare
Il welfare conviene quando useresti comunque quei servizi: asilo nido, fondo pensione complementare, sanità integrativa, buoni acquisto. Con l'1% del 2026, il divario è ridotto: su 3.000 € lordi, scegli tra 2.697 € sul conto corrente o 3.000 € in servizi (303 € di differenza). Se non usi i servizi, il denaro è più utile.
Il coinvolgimento paritetico: zero INPS fino a 800 €
Se l'accordo prevede forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell'organizzazione del lavoro (art. 1, c. 182-189, L. 208/2015), sui primi 800 € di premio si azzera il contributo INPS a carico del lavoratore (9,19% → 0%). Il risparmio netto è di circa 73 € su 800 €, sommato al vantaggio dell'1%.
Accordo di secondo livello: cos'è e come verificare
L'accordo di secondo livello è un contratto collettivo integrativo (aziendale o territoriale) che si aggiunge al CCNL nazionale. Deve prevedere criteri misurabili di produttività, redditività, qualità o efficienza. Per verificare se il tuo premio è agevolabile, controlla la busta paga: la voce deve riportare “premio di risultato art. 1 cc. 182-189 L. 208/2015” o un riferimento all'accordo aziendale.
Deposito su CLICLAVORO
L'accordo di secondo livello deve essere depositato telematicamente sulla piattaforma CLICLAVORO del Ministero del Lavoro entro 30 giorni dalla sottoscrizione. Senza il deposito, il premio non può beneficiare dell'1%. Il deposito è a carico del datore di lavoro.
Differenza tra premio di risultato e bonus discrezionale
Il premio di risultato(PDR) è previsto da un accordo collettivo, legato a obiettivi misurabili e depositato su CLICLAVORO → può beneficiare dell'1%. Il bonus discrezionaleè deciso unilateralmente dal datore, non ha criteri oggettivi e non è depositato → tassazione IRPEF ordinaria (23-43%) + addizionali. Attenzione: anche se il datore lo chiama “premio”, se manca l'accordo depositato non è agevolabile.
Nei contratti collettivi e nelle buste paga ricorrono nomi diversi: premio di produzione, premio di risultato, premio aziendale, premio incentivante, bonus produttività. Sono la stessa cosa? Quasi. Cambia il nome, ma quello che conta per la tassazione è se il premio è agevolabile o no.
| Tipo di premio | Caratteristica | Tassazione 2026 |
|---|---|---|
| Premio di risultato | Accordo di secondo livello depositato, criteri misurabili (produttività, qualità, efficienza, innovazione) | 1% sostitutiva (se reddito ≤ 80.000€) |
| Premio di produzione | Sinonimo di “premio di risultato” nella maggior parte dei CCNL — stessa natura giuridica | 1% sostitutiva (stesse condizioni) |
| Premio aziendale / incentivante | Termine generico — agevolabile solo se previsto da accordo di secondo livello depositato | 1% se conforme, IRPEF altrimenti |
| Bonus discrezionale / una tantum | Decisione unilaterale del datore, nessun accordo, nessun criterio | IRPEF ordinaria 23-43% + addizionali |
| Tredicesima / quattordicesima | Mensilità aggiuntiva prevista dal CCNL nazionale, non agevolabile | IRPEF ordinaria + addizionali |
Il nome non conta, l'accordo sì
La normativa (L. 208/2015 art. 1 cc. 182-189, modificata dalla L. 199/2025) parla genericamente di premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. Il nome usato in busta paga (“produzione”, “risultato”, “incentivante”) non cambia nulla: ciò che conta è la presenza dell'accordo di secondo livello depositato e dei criteri oggettivi.
Il premio è arrivato in busta paga ma non sei sicuro di che tipo sia? Quattro elementi del cedolino dicono se l'agevolazione 1% è stata applicata correttamente.
1. La voce di competenza
Nella sezione “competenze” (parte alta del cedolino) deve apparire una voce con descrizione esplicita: “Premio di risultato”, “Premio produttività agevolato”, “PDR L. 208/2015” o “Premio art. 1 cc. 182-189”. Se invece c'è scritto solo “Bonus”, “Una tantum” o “Gratifica straordinaria”, quasi certamente è IRPEF ordinaria.
2. La trattenuta “imposta sostitutiva” al posto dell'IRPEF
Nella sezione trattenute deve comparire una voce “Imposta sostitutiva premio” o “Imp. sost. 1%”. L'importo deve essere circa l'1% dell'imponibile (lordo premio meno INPS 9,19%). Esempio: su 3.000€ lordi, l'INPS è 275,70€, l'imponibile 2.724,30€, l'imposta sostitutiva 27,24€. Se invece vedi una trattenuta IRPEF molto alta (es. 990€ su 3.000€) significa che è stata applicata l'aliquota ordinaria 33%.
3. L'assenza di addizionali sul premio
Con la sostitutiva 1%, sul premio non si applicano addizionali regionali e comunali. Se nella busta del mese del premio l'addizionale comunale risulta più alta del solito (perché calcolata anche sul premio), il datore non ha applicato l'agevolazione. Confronta con una busta paga di un mese normale: l'addizionale dovrebbe essere identica.
4. Il premio non aumenta l'imponibile annuo IRPEF
A fine anno, nel CUD/Certificazione Unica, il premio agevolato compare nel punto 572-579 (sezione separata per redditi assoggettati a imposta sostitutiva), nonnel punto 1 (reddito complessivo). Se vedi il premio sommato al reddito ordinario nel punto 1, l'agevolazione non è stata applicata e devi recuperarla in dichiarazione dei redditi.
Con l'aliquota 2026 all'1%, il vantaggio fiscale del welfare si è ridotto da +18% a +11% (su 3.000€ lordi: welfare = 3.000€ in servizi, denaro = 2.697€ netti). La domanda non è più “welfare o denaro” in astratto, ma se userai davvero quei servizi. Ecco 4 profili tipo.
| Profilo | Servizio welfare ideale | Conviene welfare o denaro? |
|---|---|---|
| Famiglia con figlio all'asilo nido | Voucher asilo nido fino a 3.000€/anno per figlio | Welfare — risparmio 100% su retta che pagheresti comunque |
| Lavoratore 35-50 anni senza figli piccoli | Versamento a fondo pensione complementare | Welfare — somma esente + futura pensione integrativa |
| Lavoratore con familiari anziani | Sanità integrativa, assistenza non autosufficienza | Welfare — copre spese sanitarie già previste |
| Single under 35 senza spese sanitarie/educative | Solo buoni acquisto generici (limitati a 258,23€) | Denaro — il vantaggio fiscale è solo +11%, meglio liquidità |
La conversione è irreversibile
Una volta che hai scelto di convertire il premio in welfare, non puoi più tornare indietro nello stesso anno. Il piano welfare aziendale ha un termine di adesione (di solito 30-60 giorni dalla comunicazione del premio): se non rispondi entro la scadenza, il premio viene erogato in denaro automaticamente. Prima di scegliere, fai due conti reali: quanto pagheresti comunque per asilo, palestra, fondo pensione, sanità integrativa nei prossimi 12 mesi? Se la risposta è più del netto in denaro che riceveresti, il welfare conviene.
Mix denaro + welfare: la strategia spesso migliore
Molti piani aziendali permettono di scegliere una percentuale: 50% in denaro, 50% in welfare. Su un premio di 3.000€ significa 1.350€ in conto corrente (1% sostitutiva) + 1.500€ in servizi welfare (esenti al 100%). Questa combinazione massimizza il vantaggio fiscale dei servizi che useresti comunque, lasciandoti comunque liquidità per il resto. Verifica con HR se il tuo piano lo prevede.
Quanto è tassato il premio di risultato nel 2026?
L’imposta sostitutiva è dell’1% sui primi 5.000 € lordi (L. 199/2025, art. 1, commi 8-9). L’aliquota sostituisce IRPEF e addizionali regionali/comunali. Resta il contributo INPS del 9,19%. Su un premio di 3.000 € lordi, il netto è circa 2.697 €.
Qual è il tetto del premio di risultato 2026?
Il tetto agevolabile è stato alzato da 3.000 € a 5.000 € lordi. Se il premio supera 5.000 €, la parte eccedente è tassata con IRPEF ordinaria (23-43%).
Chi può accedere alla tassazione agevolata?
Dipendenti del settore privato con reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non superiore a 80.000 €. Il premio deve essere previsto da un accordo collettivo di secondo livello depositato entro 30 giorni dalla sottoscrizione.
Conviene convertire il premio in welfare?
Con l’1% del 2026, il vantaggio del welfare si riduce: su 3.000 € lordi, il welfare dà 3.000 € in servizi mentre il denaro dà 2.697 € netti. Conviene il welfare solo se useresti comunque quei servizi (asili, fondo pensione, sanità integrativa).
Il premio di risultato entra nel reddito complessivo?
Con la tassazione agevolata dell’1% no: il premio non concorre al reddito complessivo e quindi non fa perdere detrazioni, cuneo fiscale o trattamento integrativo. Con IRPEF ordinaria sì: il premio entra nel reddito e può far superare soglie critiche.
Cos’è il coinvolgimento paritetico?
Se l’accordo prevede forme di coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, sui primi 800 € di premio si azzera il contributo INPS a carico del lavoratore (9,19% → 0%).
Il bonus discrezionale può beneficiare dell’1%?
No. L’agevolazione si applica solo ai premi previsti da accordi collettivi di secondo livello depositati. Un bonus deciso unilateralmente dal datore è soggetto a IRPEF ordinaria (23-43%) + addizionali.
Cosa cambia tra 2025 e 2026?
L’aliquota scende dal 5% all’1% e il tetto sale da 3.000 € a 5.000 €. Su un premio di 3.000 €, nel 2025 il netto era ~2.588 €, nel 2026 è ~2.697 € (+109 €). In più, nel 2026 si possono agevolare fino a 5.000 € (vs 3.000 €).
Premio di produzione e premio di risultato sono la stessa cosa?
Sì, ai fini fiscali sono trattati allo stesso modo: la legge (L. 208/2015 art. 1 cc. 182-189, modificata da L. 199/2025) parla di “premi di risultato” ma include qualsiasi premio variabile legato a produttività, qualità, efficienza o innovazione. Il nome usato nel CCNL o in busta paga (“premio di produzione”, “premio aziendale”, “premio incentivante”) non cambia la tassazione: ciò che conta è l’accordo di secondo livello depositato e il reddito sotto 80.000 €. Se manca uno dei due requisiti, anche un “premio di risultato” viene tassato con IRPEF ordinaria.
Come riconosco il premio di risultato in busta paga?
Quattro segnali confermano l’applicazione corretta dell’agevolazione 1%: (1) la voce di competenza riporta “Premio di risultato”, “PDR L. 208/2015” o riferimento all’accordo aziendale; (2) la trattenuta si chiama “Imposta sostitutiva” e l’importo è circa l’1% del lordo (es. ~27 € su 3.000 € lordi); (3) le addizionali regionali e comunali del mese sono identiche a quelle di un mese normale; (4) nel CUD a fine anno il premio compare nei punti 572-579 (sezione separata), non nel punto 1 del reddito complessivo. Se manca uno di questi segnali, l’agevolazione non è stata applicata e va recuperata in dichiarazione.
Conviene il welfare se non ho figli all'asilo?
Senza figli all’asilo o spese sanitarie ricorrenti, il welfare conviene meno con l’1% del 2026: il vantaggio scende a +11% rispetto al denaro (su 3.000 €: 3.000 € in servizi vs 2.697 € netti). I servizi welfare alternativi più utili senza figli sono il versamento al fondo pensione complementare (somma esente al 100%), la sanità integrativa per genitori anziani a carico, e i buoni acquisto generici (limitati a 258,23 €). Se non userai questi servizi, scegli denaro: l’1% sostitutiva è già un’aliquota molto bassa e la liquidità ti dà più flessibilità.
Quale aliquota INPS si applica al premio di risultato?
L’aliquota INPS sul premio è il 9,19% a carico del lavoratore, identica a quella applicata sullo stipendio ordinario. L’unica eccezione è il “coinvolgimento paritetico”: se l’accordo aziendale prevede forme di partecipazione dei lavoratori all’organizzazione del lavoro, sui primi 800 € di premio l’INPS scende a zero (risparmio extra ~73 €). L’INPS si applica sempre, indipendentemente dal regime fiscale scelto: imposta sostitutiva 1%, IRPEF ordinaria o welfare in denaro. Il welfare convertito in servizi è invece esente sia da INPS che da imposte (100% in servizi).